Gino Levi Montalcini & Giuseppe Pagano Pogatschnig


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Giuseppe Pagano Pogatschnig

Giuseppe Pagano Pogatschnig nasce a Parenzo, cittadina della costa istriana, nel 1896.
Dopo la Prima guerra mondiale, alla quale partecipa come volontario nelle file Italiane pur essendo ancora cittadino austriaco, si iscrive al Politecnico di Torino dove si laurea nel 1924. Resta fuori dal Gruppo sette di estrazione più Milanese ma ne condivide le Tesi.

Nel 1927 viene nominato capo dell’ufficio tecnico dell’Esposizione internazionale di Torino ed è un convinto attivista del partito fascista, illudendosi di poter conciliare i temi del Movimento Moderno con quelli del regime.
Dal 1931 è a Milano dove dirige insieme a Edoardo Persico la rivista Casa Bella che mantiene, da solo dal 1936 dopo la morte di quest'ultimo, fino 1943 anno d'interruzione delle pubblicazioni. Alla fine del 1940 occupa anche per un breve periodo la direzione di Domus.

Collabora a diversi progetti, come il piano urbanistico "Milano verde", con altri architetti razionalisti, tra cui Franco Albini, Giancarlo Palanti, Ignazio Gardella, Irenio Diotallevi. Tra le sue opere più importanti l’Istituto di Fisica dell’Università di Roma (1934),
e la Bocconi a Milano (1936-42, che sono da annoverarsi tra le maggiori del Razionalismo Italiano.
Si arruola volontario nella Seconda guerra mondiale, comprende però in un secondo momento l'impossibilità di conciliare il suo impegno civile e la sua visione dela società con il Fascismo.

Entra così in contatto con il movimento clandestino e nel 1943 partecipa attivamernte alla Resistenza, esponendosi in prima persona. Nel 1944 viene arrestato e deportato nel campo di concentramento
di Mauthausen-Gusen, dove muore nell’aprile dell’anno dopo. Di lui Bruno Zevi annotava, che non aveva le capacità compositive di Terragni, e che il
suo essere architetto mirava “non alla poesia, ma a un linguaggio civile”.

Questo suo modo di intendere l'architettura, come "impegno civile", faceva parte integrante anche della sua vita e secondo tale principio visse e morì da eroe, come molti hanno ritenuto.